La Storia della Parrocchia                          

Denominazioni: E’ citata dagli antichi scrittori come : Santo Antonio (Valerio Rosso, Cannizzaro, Zamparrone, Mongitore, Emanuele e Gaetani ), S. Antonio del Cassaro (Mangananti, Lello,Pirri), de Bocceria (Inveges), S. Antonio all’Ecce Homo (origine popolare), S. Antonio Magno (Atti notarili, Registri parrocchiali), S. Antonio il Grande (Atti notarili), S. Antonio Abbate (Registri parrocchiali). 

La Parrocchia del Senato

E’ ancora oggi così chiamata perché nel suo  territorio parrocchiale è compreso il Palazzo Senatorio ( Municipio ) ed alla stessa compete l’amministrazione dei Sacramenti ai  residenti.          
Già nei registri del Senato è notata nel 1450 una spesa per il Campanile “che ha il campanone della Città, innalzato a 24 aprile 1375, con il  suo orologio che si ode da ogni 
parte. Con esso si convocano i cittadini quando s’ha da tener Consiglio e si suona  il Tocco ad ore due di notte”, (cioè alle 20 d’Italia, secondo il computo moderno e non nel cuore della notte come scritto nel volume “ Le Parrocchie”. Il Pretore ( Sindaco) riponeva sull’altare della Cappella del Palazzo Senatorio la chiave del    Sepolcro ” della Cattedrale nel Giovedì Santo; il Capitano d’ambasciata, il Tesoriere comunale ed il Cancelliere si recavano alla Parrocchia di S. Antonio Abate per prendere la chiave del Sepolcro ( dal 1664, Cfr.” Le Iscrizioni” op. cit.). Fino agli anni ’70 nella Solennità di S. Antonio Abate ed il Giovedì Santo, un picchetto d’onore di Guardie Municipali in alta uniforme presenziava alle sacre celebrazioni ed il Parroco Domenico La Mantia si recava ogni Domenica a celebrare nella Cappella del Municipio.   
Il Campanone del Parlamento Siciliano e del Senato Palermitano

Venne  fuso nelle Officine dell'Artiglieria del regno di Sicilia il 1 Gennaio 1575 dal Maestro Pietro Arena da Palermo, Capo Mastro delle stesse Officine Regie e dedicata alla Maestà dell'Imperatore Carlo V.  Sotto l'iscrizione è una fascia con tre Aquile ed una figura di Madonna racchiusa in un rettangolo.
Sotto di esso è in rilievo la figura di S. Antonio Abate con il bastone con la campana e il porcellino ai suoi piedi.
Nella celebrazione del Festino di S. Rosalia, fino al 1990, il Campanone dava inizio a mezzanotte al 1°giorno dei festeggiamenti ed il Sindaco e la Giunta partecipavano alla Messa  celebrata dall’Arcivescovo nella Parrocchia ( in seguito a Palazzo delle Aquile ). Al presente il Campanone è bloccato per  evitare vibrazioni ( ? ) alla torre.  
Al tramonto iI campanone batteva cinquantadue colpi, detti  della “Castiddana”, dati anche dalla campana di San Nicolò all’Albergheria, per avvisare gli artigiani a chiuder bottega, i cittadini a non vagare più per le strade senza licenza del magistrato urbano ed armati, secondo le “ Consuetudines Panormitanae” di Mario Muta. 
Suonò per l’ultima volta il 25 marzo 1848 per radunare il Parlamento Siciliano. 
Secondo gli antichi cerimoniali del Senato, pochi giorni prima della convocazione del Consiglio Comunale si invitavano le maestranze use ad intervenirvi (orefici, argentieri, sarti, calzolai, calderai, mugnai ), i deputati di piazza e gli ufficiali nobili; per i tre giorni antecedenti la tornata si sonava a distesa la Campana grande della Città esistente nella parrocchiale Chiesa di S. Antonio. 
Venuto il giorno dell’adunanza si avvisava sin dal mattino il popolo con tre tocchi della stessa campana Cfr.” Le Iscrizioni del Palazzo Comunale”, op.cit.).  Si ha memoria che questa campana fu fatta nel 1379 con l’onere di tarì 18,30 come da Registri del Senato del 1509 ed era di cantàra 19 e rotula XX; essendosi rotta fu rifatta di cantàra 16 e rotula XXX. Rifatta assai maggiore nel 1575 ed appesa al campanile a 24 agosto come da Cronica manoscritta di Pietro Di Blasi.  

    La Storia
Il Canonico Antonino Mongitore fa risalire le origini della Parrocchia al 1220, traendo la notizia da G. Lello nella " Historia della Chiesa di Monreale ", quando vi furono traslati i diritti parrocchiali dalla Chiesa di S. Cataldo, restando soggetta all'Arcivescovo e al Capitolo Metropolitano, che ne percepiva gli introiti e vi assegnava un Cappellano maggiore, separandolo da quelli per l'amministrazione dei Sacramenti. Nel 1598 fu sciolta dal legame con il Capitolo e il 31 agosto 1600 fu nominato il 1° Parroco, Girolamo Urgel. In esecuzione della Bolla di Clemente VIII per la Riforma delle Parrocchie, il Senato palermitano fece l'Atto di dotazione, assegnando 150 scudi al Parroco e 25 per le lampade del SS. Sacramento. 
Da questa dotazione nacque il Diritto di Patronato, ancora oggi in vigore, cioè la presentazione del candidato Parroco all'Arcivescovo da parte del Municipio della Città di Palermo. 
Il Jus patronatus fu confermato dal Pontefice Alessandro VII per sua Bolla data in Roma il 23 luglio 1663, eseguita il 3 settembre 1665. 
Lo stesso illustre Senato ampliò la Parrocchia nel 1539 secondo lo Zamparrone. (c.56 V° ). 

La Sacrestia.
Si ha notizia della sua costruzione nel 1585. Poiché la “stantia delli sacristani” è posta nella Torre campanaria (1580 ) è presumibile fosse nella costruzione bassa che sorgeva davanti al campanile, dotata di grata, visibile nelle fotografie del 1884 per l’apertura del 1° tronco di via Roma, cui forse si accedeva dalla finta porta (murata) accanto all’altare del Crocifisso, per l’uso antico di porre la sacrestia vicino all’ingresso. Venne restaurata nel 1595. Altra possibilità è data dalla Stanza del Tesoro, con volta a crociera. Nel 1739 si ha notizia della nuova sacrestia per la finestra posta su di essa nel Coro e la porta ricavata nel Coro stesso; nel 1749 si effettuano lavori nella volta con lunettoni in gesso; nel 1757 Vito D’Anna dipinse per essa il quadro ad olio dell’Addolorata e Gaetano Mercurio la Madonna della Grazia da affiggere nella sacrestia vecchia “per la congregazione dei ragazzi”. Nei Capitolati d’appalto per i vari restauri (1757) è chiamata “sacrestia nuova o retrosacrestia e custodia di li palii”( paliotti ). Nel 1787 viene sostituito lo “stipo” posto dietro la cappella di S. Antonio ( distrutto nell’anno 2000, sotto il quale sono state rinvenute delle piastrelle maiolicate del 1700  ) . Vi erano conservati due cassettoni o “casciarizzi” per i paramenti sacri.

L'Organo
La prima notizia dell’organo di questa Chiesa si ha dalle carte custodite nell’Archivio parrocchiale: nel 1580  sono date onze 1,18 al Maestro Raffaele La Valle, organaro (autore degli organi di San Martino delle Scale e di S. Maria degli Angeli  o la Gancia ), per avere acconciato e accordato l’organo della Cappella del SS. Sacramento. Valerio Rosso (1590) lo definisce: ”tanto sonoro quanto ne sia in tutta la Città”. 
Nel 1603 viene accordato da Antonio La Valle, figlio del grande Raffaele.
Nel 1860 D. Salvatore Bruilotta ,organaro, rifà l’organo. Si ha menzione del pulpito
( ligneo? ) nel 1596, quando Don Bartolo Failla tolse il Crocifisso dalla Porta del Pulpito e lo pose nell’altare dove era la Cona del SS. Sacramento (forse è lo stesso Crocifisso che negli anni ’60 era nel Salone parrocchiale e che il Parroco La Mantia volle sull’Altare maggiore, sostituendone uno piccolo, settecentesco, in ebano). Fino agli anni ’60 in chiesa, accanto alla colonna posteriore sinistra era collocato un grande ambone ligneo, di semplice disegno, su quattro colonne e scala d’accesso a due rampe. Il Parroco Mons. Rosario Mario renna ha collocato un nuovo ambone, secondo la Riforma liturgica del Concilio Vaticano II,  nell'anno 2002 ed un nuovo altare nell'anno 2007,
inserendo sugli specchi i due altorilievi lignei dei sacerdoti dell'Antico Testamento.

La Confraternita di Santa Rosalia, detta " dei Sacchi "
La Confraternita di Santa Rosalia, detta " dei Sacchi ", sembra, secondo le fonti, fosse già esistente il 31/10/1626.
Essa era formata da barbieri e scarpari e, stando ai dati documentari, fu "approvata con autorità e licenza dell'Em.mo Cardinale Doria" il 26 Agosto 1635, presso la Parrocchia di S. Antonio Abate. Nel 1659, i Ruoli furono allargati agli arbitranti (sensali), e magazzinieri. Il 30/09/1816 la Confraternita di S. Rosalia dei Sacchi si volle aggregare a quella di
S. Rosalia dal titolo dell'abitino. Nel 1912 tale aggregazione venne abbandonata ed il 23/12/1945 fu nuovamente ricostituita sotto il titolo di S. Rosalia dei Sacchi e del Pellegrino e iniziando il culto l'11/08/1946. Essa è stata riconosciuta il 24/05/1982. L'abito in origine era costituito da un sacco di tela cruda con mantello di lanetta e recava una croce bianca e nel mezzo un' immagine della Santa.

Nel 1805 viene ricostruita l’abside dall’architetto Nicolò Puglia e rimodernata nelle opere di stucco dai Maestri Antonino Gianserrata , Salvadore Guarneri e Giuseppe Calattiata. I mastri indoratori Francesco Bevilacqua e Gaetano Di Bella dorano con oro zecchino ed in parte con mistura d’argento gli intagli di stucco e la Gloria ( Agnus Dei ).  D. Vito Cuppolino, pittore, dipinge la cupoletta sopra l’altare maggiore e fa quattro figure rappresentanti le Virtù ed allunga la tela del quadrone dell’altare maggiore e riduce le due tele laterali.
Nel 1815 altro restauro dell’architetto Nicolò Puglia: Salvadore Guarneri, stuccatore , stucca nuovamente le cappelle della chiesa, ridorate ed adornate di marmi. 
In seguito al terremoto del 5 marzo 1823 la chiesa è seriamente danneggiata e si rese inagibile; nel 1830 il Decurionato ( Magistrato municipale ) stanzia 500 onze per il restauro. I Parroci Salvatore Gandolfo (eletto nel 1820 ) e Francesco Paolo Vasquez (eletto nel 1837 ) la fecero risorgere con migliore splendore, arricchendola di non poche suppellettili ed adorni ( Cfr. Gaspare Palermo, op.cit.).  In precedenza lo era stata dai Parroci Vincenzo Dominici (nel 1614 quadri di S. Antonio e S. Carlo) e molto di più da Don Pietro Galletti (1703, Cfr. Mongitore, op.cit.) . L’appalto del restauro è affidato all’architetto Nicolò Ranieri, che cercò di riprodurre l’originario stile medioevale.   
Nel 1860 venne danneggiata dalle bombe in seguito agli attacchi borbonici ed il Parroco Andrea Maggio spese once 230,7.1 per i restauri: muratori, falegnami, stuccatori
( D. Ferdinando Lo Verso) riparano la Chiesa.   
Altro restauro nel 1888 dell’architetto Salvatore Li Volsi. Vengono rimossi i due stalli di noce, demolita la “carta di gloria” (cartoccio) nell’arco maggiore, creati 4 piedistalli per le colonne in pietra dell’Aspra (di cm.0,28 di diametro x 2,45 di altezza); otto colonne per adornare il cappellone con i capitelli imitanti il disegno di alcuni capitelli del Chiostro di Monreale. Viene smentita la tesi del Giuliana Alaimo secondo il quale erano state costruite da Gian Paolo Falcone nel 1570.  Viene costruito il contrarco gotico di mattoni, costruita una cornice attorno alle cappelle e piloni, 4 lunette a crociera nelle due cappelle accanto al cappellone, soglio negli angoli delle cappelle per le 4 colonne; rivestimento delle colonne e di quelle del cappellone a stucco lucido imitante il granito ed i capitelli imitanti il marmo bianco; ricollocazione di due medaglioni con l’Angelo, la SS. Annunziata ed il SS. Salvatore (Padre Eterno), ricollocazione della custodia del SS. mo, cornice attorno al quadro di S. Antonio a stucco, ricollocazione di marmi, demolizione degli altari laterali e costruzione di due cappelle al centro delle due navate laterali in stile gotico.  Tutt’ attorno alle pareti, come nel Duomo di Monreale e nella Cappella Palatina, viene realizzata una fascia marmorea, inframezzata da fregi ornamentali a finto mosaico e con il motivo del fiordaliso nella parte superiore. 
Il 12 novembre 1911 l’Arcivescovo Cardinale Lualdi, avendo già ottenuto un Breve Apostolico, comunicava ai Parroci la concessione del titolo di Protonotari Apostolici, poiché il documento pontificio del tempo trascorso era irreperibile.  Nello stesso anno i due Capitoli Metropolitano e Palatino ottennero il titolo di Protonotari Apostolici.
Il 15 agosto 1913 il Can. Giuseppe Fignon pro- Vicario Generale , approva il Manuale di preghiere dei devoti di Maria SS. del Buon Consiglio, stampato dallo Stabilimento Tipografico Lao. Le associate sono chiamate “ Figlie di Maria del Buon Consiglio”; portano al collo un nastro azzurro con la medaglia ed hanno come Patrono S. Alfonso de’ Liguori, il cui simulacro in cera, esposto fino agli anni ’60 sotto l’altare di S. Antonio Abate, fu donato ai Padri Redentoristi dell'Uditore. La Confraternità esisteva fino al 1975 circa. 
Il Cardinale Lavitrano ( 1928-1945 ) stipulò una convenzione con il Comune di Palermo per il diritto di patronato sulle Parrocchie urbane (quando ?).Gravemente danneggiata dai bombardamenti della 2^ Guerra Mondiale la Parrocchia viene restaurata nel 1951, anno in cui si celebra con solennità il 17° Centenario della nascita di S. Antonio Abate ( 251 d.C.). Dal 15 al 22 gennaio 1956 hanno luogo Solenni Celebrazioni per il XVI Centenario della gloriosa morte di S. Antonio Abate ( 356 d.C.).
  Apre le Celebrazioni il Vicario Generale Mons. Filippo Aglialoro, che consegna le tessere a tutte le branche dell’Azione Cattolica; seguono ogni giorno al mattino le S. Messe solenni celebrate dal P. Provinciale dei Frati Minori Conventuali, Padri Domenicani, Padri Carmelitani, Padri Cappuccini; alla sera il canto dei Vespri presieduto dal Parroco della Cattedrale e dai Rettori delle Chiese di S. Matteo, S. Caterina, S. Anna, S. Nicolò da Tolentino. Si celebrano le Quarantore con discorsi e panegirico del Rev. P. Silvio Stelfi dei PP. Conventuali di Napoli ed il canto della Compieta. Nel giorno della festa di S. Antonio Abate alle ore 10,30 Pontificale di S.E. Rev. ma  il Cardinale Ernesto Ruffini.
Le Celebrazioni sono concluse dal Pontificale in rito Bizantino di S.E. Rev. ma Mons. Giuseppe Perniciaro, Vescovo Ausiliare di Piana degli Albanesi e dallo scoprimento della lapide posta sulla porta della sacrestia. In questa circostanza viene offerto un pranzo ai poveri del territorio parrocchiale.
Un altro restauro si ebbe nel 1960 con la rimozione delle ninfe ( lampadari ) del presbiterio, degli altari laterali e due dalla navata ed il rifacimento dell’impianto elettrico. Fino a quell’anno i fili della illuminazione erano tutti esterni e con interruttori manuali a leva.
Nel 1961 ha subito una riduzione del territorio parrocchiale per la elevazione a Parrocchia della Chiesa di S. Anna " la Misericordia ". Fino all'anno 2000 comprendeva  il Cassaro (Corso Vittorio Emanuele), Piazza Caracciolo, Argenteria (escluso il Garraffello), Discesa Maccheronai, Via Roma, Via Cavour, Via Maqueda, Piazza Bellini (con il Palazzo del Municipio), Discesa dei Giudici, via Roma, con territorio dalle Parrocchie di S. Margherita e S. Croce.
Nel 1972 la sig.na Adele Bucca fa restaurare l’organo a canne, così come ricordato da una targa apposta sullo stesso strumento musicale.
Dopo  quattro secoli di governo di Parroci del Clero Diocesano, la Parrocchia  è affidata nel 1988 ai Sacerdoti della Congregazione dell’Oratorio ( Filippini ).  
E’ stata chiusa al culto nel 1990 per il degrado del paramento murario e le frequenti infiltrazioni d’acqua dal soffitto, che hanno rovinato l’arco gotico e le due cappelle collaterali. Sono stati tolti tutti quadri che la adornavano, il Crocifisso del Cinquemani, l’Ecce Homo.
Il 27 ottobre 1993 sono stati oggetto di furto parecchi mezzi busti lignei di Santi abati ( episodio  segnalato al Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri ) che ancora non sono stati rinvenuti.
Nel 1997 è stato eretto un ponteggio in tubi Dalmine tutto attorno alla costruzione e ricoperto il tetto con lamiera; il restauro ha interessato in un primo tempo la torre campanaria per consolidarla, scrostarla, eliminando le superfetazioni (cucina del Cappellano al centro della torre), ma distruggendo l’orologio da torre, perfettamente funzionante ( il Municipio pagava fino agli anni ’70 il sacrestano per darvi la carica, che avveniva manualmente agendo su una manovella che alzava tre grossi contrappesi in pietra e sugli scappamenti ) .Chissà se il Senato ( Municipio ) di Palermo vorrà restituire alla sua Chiesa Parrocchiale l’orologio che ha segnato il tempo della Città per 500 anni ! Rimane muto testimone il quadrante a forma di sole con le sfere ( lancette ).
Nel 1998 sulla facciata è una targa che segnala il restauro per un importo di lire 183.078.162 da parte della Provincia Regionale di Palermo ( Assessorato Recupero Conservazione Fruizione Beni Culturali ) su progetto della Soprintendenza ai BB. CC. AA. eseguito dall’Impresa “Costruzioni s.r.l.” Nel mese di novembre viene costruito un ponteggio all’interno del presbiterio per salvare dal crollo l’arco gotico, ormai pericolante, poichè impregnato dalle acque meteoriche.
Nell’anno 2001 ha avuto una riduzione del territorio parrocchiale, compreso tra i seguenti confini:
" Asse via Maqueda da via Venezia a piazza Bellini, piazza Bellini, asse Discesa dei Giudici fino a via degli Schioppettieri; asse via degli Schioppettieri fino a Corso Vittorio Emanuele; asse Corso Vittorio Emanuele fino a via Pannieri; asse via Pannieri fino a piazza Caracciolo; discesa Vicerè Caracciolo; asse via Venezia ".
         
Il 22 Luglio dello stesso anno , la Chiesa Parrocchiale è stata riaperta al culto dal Cardinale Arcivescovo Salvatore De Giorgi, che ha presentato al popolo cristiano il nuovo Amministratore Parrocchiale, Don Rosario Mario Renna, Economo Diocesano, che ha quindi celebrato l’Eucaristia. Lo stesso, dall’Arcivescovo, è stato immesso nel Possesso Canonico della Parrocchia il 1 Novembre 2001, Solennità di tutti i Santi, alla presenza del Commissario Straordinario al Comune di Palermo, Dr. Guglielmo Serio, che ha donato un calice a nome dell’Amministrazione Comunale. Viene quindi ripresa la normale attività parrocchiale, con la celebrazione della Messa nei giorni feriali e festivi e la celebrazione della Notte di Natale.
La “ Confraternita di Carità Cattolica sotto il Patrocinio di Gesù, Maria Giueppe“, fondata nel 1890, si reinserisce a pieno titolo nella vita parrocchiale, svolgendo un ruolo di animazione, promozione e presenza costante. A cura di essa è stata restaurata la campana interna della Chiesa, delimitato il Fonte Battesimale, ornati di luci gli altari.
Si celebra per la prima volta dopo la riapertura della Chiesa la Festa della Santa Famiglia, Titolare della confraternita di Carità Cattolica, esponendo alla venerazione dei fedeli la scarabattola lignea del 1895.